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Sanza

Informazioni Generali

Il territorio comunale è ubicato al confine con la parte orientale del Cilento, ovvero nella zona sud-occidentale del Vallo di Diano. L’estensione complessiva del territorio stesso è rilevante, a livello provinciale, in quanto Sanza è il terzo comune della Provincia di Salerno, dopo Eboli e Campagna. Tuttavia, l’area abitata non è molto vasta e rappresenta il punto di raccordo tra il Vallo e il Golfo di Policastro. Dista 10 km dall’uscita autostradale A2 Padula-Buonabitacolo, 25 km da Sala Consilina e Teggiano, 35 km da Sapri, 110 da Salerno e 85 da Potenza
L’abitato sorge alle pendici del Monte Cervato, su un’area prevalentemente collinare, dov’è ubicata l’antica rocca, circondato dal verde delle montagne circostanti. Il territorio è infatti caratterizzato da due catene montuose: una riconducibile al gruppo del Monte Centaurino ed un’altra riconducibile al gruppo del Monte Cervato, ben delineato tra Cozzo della Croce, Monte Forcella, Monte Motola, Monte Faitella e la Raia del Pedale. Il Monte Cervato, con i suoi 1.898 m s.l.m., è il monte più alto della Campania.
La forte permeabilità del suolo, a causa di fenomeni carsici presenti, rende l’intera area del Cervato un importantissimo bacino idrografico da cui scaturiscono corsi d’acqua di notevole importanza, quali il fiume Bussento, il fiume Mingardo, il fiume Calore Lucano.
Il paesaggio, infatti, appare modellato dalle forme carsiche, che ne rappresentano la principale caratteristica geologica, dalle grandi fosse scavate dai torrenti permanentemente in piena e dalle numerose sorgenti. Quest’ aspetto geomorfologico è riscontrabile in tutta l’area del massiccio del Cervato e si manifesta in maniera eclatante con la formazione di una grava, la Grava del Festolaro, nonché l’Inghiottitoio di Vallevona (denominato “Affonnaturo” nel locale dialetto sanzese). Quest’ultimo, situato sul Monte Cervato, è accessibile da un tunnel artificiale scavato nella montagna e presenta un’interessante caratteristica: l’ambiente caldo-umido che viene a crearsi all’interno dell’inghiottitoio consente di creare un micro-clima particolare, in cui vivono piante e animali che non dovrebbero trovarsi a quelle altitudini (quota 1070 m.). La presenza di pareti a strapiombo e cascate conferiscono al luogo particolare bellezza.

Pochi metri più in basso (quota 909 m.), si trova la sorgente di Varco la Peta (o Varco dell’Abete)[2], dove trova origine il fiume Bussento, l’unico fiume carsico che scorre interamente in territorio italiano:[3] il corso d’acqua scorre nel territorio comunale per poi sfociare nel Golfo di Policastro, non prima di aver dato nuovamente origine ad un fenomeno carsico inabissandosi nei pressi di Caselle in Pittari e riemergendo nei pressi dell’Oasi Grotte del Bussento di Morigerati.
Il fenomeno del carsismo, presente anche in altre aree del Vallo di Diano (quali le Grotte di Pertosa) e del Sud Italia in genere (vedi Grotte di Castellana), caratterizza il territorio sanzese anche in alcune zone abitate, come la località Lago dove si trovano tre inghiottitoi, il più noto dei quali è quello di Rio Torto, costituito da un ampio varco alto circa trenta metri.

Epoca antica e romana
Sanza, ancor prima della presenza lucana e romana, ha da sempre assunto un’importanza strategica e commerciale come passaggio obbligato lungo l’antica via carovaniera “del sale” che collegava la costa con la parte meridionale del Vallo di Diano.
Tra le prime testimonianze storiche di rilievo, si ricorda il contributo del I sec. a.C. del naturalista romano Plinio il Vecchio, il quale nella Naturalis Historia menzionava il popolo lucano dei Sontini, in qualità di appartenenti alla confederazione dei popoli lucani. Ciò induce a credere che l’abitato arcaico si chiamasse Sontia e che sorgesse nell’area pianeggiante di contrada Agno (non molto distante dall’odierno insediamento), dove nei decenni passati sono venute alla luce rare ma significative testimonianze come vasellame lucano e pietre tombali romane.
Col tempo, l’antica carovaniera “del sale” dovette mutarsi in un ràmulus (diramazione) che collegava il centro abitato alla Via Popilia-Annia che, costruita da Roma verso la metà del II sec. a.C., da Capua attraverso il Vallo di Diano raggiungeva Reggio Calabria.

I Sontini non ebbero mai buoni rapporti con i dominatori romani: infatti insieme ad altri popoli lucani presero parte alle Guerre pirriche e alla Seconda Guerra Punica del III sec. a.C., e presumibilmente, alla Guerra sociale del I sec. a.C., sempre contro i Romani, mostrando quindi una perenne insoddisfazione per la loro dominazione: per questi motivi l’abitato di Sontia venne raso al suolo più volte dai Romani.
La posizione di predominio in epoca lucana viene meno, quindi, con l’avvento della dominazione romana e, come avvenne per altre popolazioni lucane, Sontia si avviò verso il declino dei primi secoli del I millennio d.C. Col passar del tempo gli abitanti abbandonarono la località sede dell’antico insediamento per spostarsi verso l’area collinare dove sorge oggi l’abitato moderno, probabilmente anche a causa delle ricorrenti epidemie rilevabili nelle zone pianeggianti circostanti.

Epoca moderna

Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell’omonimo circondario appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie.
Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia è stato capoluogo dell’omonimo mandamento appartenente al Circondario di Sala Consilina.

Monumenti e luoghi di interesse

  • Grava del Festolaro, nonché l’Inghiottitoio di Vallevona (affonnaturo)
    Si tratta di una depressione semicircolare con pareti verticalizzate dall’erosione carsica, di forma ellittica, larga più di 50 mt e profonda circa 90 mt la quale si restringe al fondo, ove le acque alimentano un laghetto stagionaleLocalità Lago dove si trovano tre inghiottitoi, il più noto è quello di Rio Torto, costituito da un ampio varco alto circa 30 mt
Nevara, cavità per raccogliere la neve, usata dai Re di Borbone come sorbetto estivoLocalità Ponte l’Abate, caratterizzato da un ponte di origine medioevale che aveva la funzione di collegare, Sanza a Caselle in Pittari ed il sentiero di Brancato che conduce al vecchio mulino comunale, di cui si possono ammirare i ruderi, tra i quali le due grandi macine di pietra nelle quali veniva convogliata l’acqua del fiume Bussento, che alimentava il Mulino e le Ferriere

    Ruderi dell’abbazia di San Pietro
    Della chiesa abbaziale più antica, distinta da quella sorta nel Settecento a poca distanza, rimangono i ruderi di un campanile a vela ed alcune arcate ogivali

    Cappella della Madonna della Neve
    La struttura assai semplice di pianta rettangolare è costituita da due corpi, uno interno di origine alto medievale, anteriore al X sec., l’altro esterno decisamente più tardo, forse settecentesco. Non lontano dalla cappella si trova una grotta con un antico simulacro in malta della Madonna col Bambino

    Chiesa dell’Assunta.
    Di buona fattura è il portale principale in pietra di Padula, il materiale comunemente utilizzato nelle più importanti strutture della zona. La scultura lignea di maggiore pregio è senza alcun dubbio lo splendido Crocefisso collocato sull’altare maggiore. L’opera, di straordinaria fattura, è da considerare tra i manufatti in legno di maggior importanza del territorio. Di buon livello artistico è pure la Madonna della Neve, anch’ essa cinquecentesca. Di notevole pregio sono, infine, una croce processionale in argento di fattura napoletana, datata 1734, ed un calice dello stesso periodo di analoga provenienza

    Cappella di Sant’Antonio
    Vi si venera una monumentale statua lignea di Sant’Antonio Abate, collocata nella nicchia sull’altare, riconducibile a Sabino Peluso

    Torre campanaria di San Martino
    La struttura dovrebbe essere anteriore al 1468, data segnata su una delle due campane.
Chiesa di San Francesco d’Assisi. L’edificio conserva un bel portale datato 1610. Degli antichi arredi la chiesa custodisce soltanto un dipinto del XVIII sec. con l’effigie del Servo di Dio Padre Angelo da Maiori, vissuto a lungo e morto nel convento sanzese (1738), ed una bella statua in legno di San Pasquale Bailon realizzata da Sabino Peluso nel 1749. Notevole infine è il ciborio lapideo, scolpito da Andrea Carrara

    Cappella di San Vito
    Va segnalata la presenza di un considerevole altare in pietra di Padula di forme tardo barocche, scolpito dal padulese Andrea Carrara nel 1720, e la statua lignea del Santo titolare eseguita da Sabino Peluso nel 1776

    Palazzi Baronale e Bonomo
    Cippo di Carlo Pisacane

Prodotti tipici

Primo

Iebetelle

Primo

Cavatieddi

Vari

Pane

Dolci

Sanguinaccio

Dolce

Viscuttini

Infrastrutture

Strada statale 517 Bussentina.
Strada Statale 517var  Strada statale 517 var Bussentina: Uscita Sanza.
Strada Provinciale 18 Strada Provinciale 18/b Rofrano-Sanza.

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