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Policastro Bussentino

Info generali

Policastro Bussentino (o semplicemente Policastro) è la maggiore frazione e borgo più popoloso del comune di Santa Marina, in provincia di Salerno. Si trova sulla costa tirrenica, al centro del golfo omonimo, vicino alla foce del fiume Bussento (da cui “Bussentino”). Sorge lungo la SS 18 e dista circa 10 km da Sapri, 5 da Santa Marina, 4 da Scario (frazione di San Giovanni a Piro), 25 da Marina di Camerota (frazione di Camerota) e circa 90 da Salerno. Le altre località balneari vicine sono Capitello (frazione di Ispani, a 2 km), e Villammare (frazione di Vibonati, a 4 km).

L’attuale frazione di Policastro era sorta presso la foce del fiume Bussento come colonia greca di Rhegion (Reggio Calabria) come base strategica per i commerci della città dello Stretto di Messina con il Golfo di Taranto collegato attraverso il fiume Siris nel 471 a.C. con il nome di Pyxous (Pixunte), dotata di una cinta muraria. Divenne poi romana nel II secolo a.C. con il nome di Buxentum. Fu dagli inizi del VI secolo sede vescovile. Nel VII secolo fu sede di un castello bizantino e prese il nome di Policastro (Πολύκαστρον in greco bizantino).
Entrata a far parte nell’839 del Principato Longobardo di Salerno, nel 915 la cittadina subì il saccheggio portato dai pirati saraceni alle comunità costiere del Golfo di Policastro.
Conquistato nel 1055 dal normanno Roberto il Guiscardo, il borgo fu ulteriormente fortificato con l’innalzamento del vicino CASTELLARO di Capitello. Al Guiscardo si deve, inoltre, la costruzione della navata centrale della Cattedrale, poi più volte ampliata nel corso dei secoli. Il Campanile, in particolare, fu edificato nel 1167.
Nel 1152 Policastro era stata dichiarata contea per volere del nipote del Guiscardo, Ruggero II re di Sicilia. Primo Conte di Policastro fu suo figlio Simone, detto il Bastardo. Alla dominazione Normanna fece seguito quella Angioina, durante la quale Policastro, che aveva ormai assunto notevole importanza, fu ulteriormente fortificata ed il suo porto ampliato. Tuttavia nel 1287, quando era in corso la guerra del Vespro (1282-1302), gli aragonesi sfondarono la linea difensiva. Nel 1320 Policastro fu nuovamente attaccata e distrutta dalla flotta genovese di Corrado Doria. Nel 1328 essa apparteneva alla celebre famiglia genovese dei Grimaldi.
Nel 1397 la Contea passò alla famiglia Sanseverino, cui si deve la ricostruzione del castello e delle mura portata a termine nel 1455, come documenta un altorilievo posto sulla facciata della Cattedrale.
Nel 1496 la Contea entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Carafa, che ne resterà proprietaria sino alla destituzione della feudalità.
Successivamente Policastro subì due distruzioni ad opera dei pirati turchi: la prima nel 1534 e la seconda nel 1552. Nel corso di quest’ultima invasione fu distrutto il CONVENTO DI SAN FRANCESCO del XII sec., i cui ruderi sono tuttora visibili ad oriente dell’abitato. Seguì un lungo periodo di prosperità, durante il quale fu costruito il palazzo Baronale (XVII sec.), che terminò nell’agosto del 1806 quando Policastro fu attaccata dalle truppe francesi. In suo aiuto accorse la flotta inglese, che bombardò il castello in cui i nemici si erano asserragliati.
Durante il periodo fascista, con l’accorpamento dei comuni di Ispani e Santa Marina, Policastro fu una frazione di Capitello (sede comunale capoluogo).

Monumenti e luoghi di interesse

LA CONCATTEDRALE

La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Policastro Bussentino e concattedrale della diocesi di Teggiano-Policastro.
Incerte sono le origini della chiesa. La sua parte più antica è la cripta, edificata nel VI secolo su preesistenze di epoca romana. L’attuale chiesa invece è dell’XI secolo, edificata per volere del re normanno Roberto il Guiscardo e consacrata dal vescovo di Salerno Alfano I nel 1079. La costruzione romanica subì importanti interventi di restauro in senso barocco nel Settecento (tra il 1709 ed il 1716), interventi che riguardarono soprattutto gli interni.
La facciata presenta un tetto a capanna con tre spioventi. In essa sono inseriti quattro elementi: un rosone romanico; un solo portale rinascimentale nella cui architrave sono scolpiti la data di costruzione dell’edificio e lo stemma del vescovo consacrante; un’edicola marmorea con un bassorilievo raffigurante la Vergine Maria in trono con Bambino e angeli; due leoni in pietra ai lati del portale. La chiesa è affiancata da un campanile a tre ordini, costruito nella seconda metà del XII secolo: la parte più antica è l’ordine inferiore, dove sono murate due lapidi d’epoca romana (I secolo d.C.); gli altri due ordini sono stati aggiunti nel Quattrocento.
L’interno della cattedrale era a tre navate fino ai rifacimenti settecenteschi. Oggi si presenta con un’unica navata con altari laterali e la cappella del Santissimo Sacramento (1627); il presbiterio è rialzato per la cripta sottostante. Il soffitto ligneo della navata è composto da tele del 1655; al centro la raffigurazione dell’Assunzione di Maria. Il soffitto a cupola del presbiterio è affrescato con una scena del Paradiso (XVIII secolo) e, nei pennacchi, le rappresentazioni dei quattro evangelisti. Di notevole interesse storico-artistico è la Tomba di Giulio Gallotti (XV secolo).Da ricordare, infine, le lapidi sepolcrali dei tre vescovi Giacomo Lancellotto di Tropea, Nicola e del nobile Giacinto Camillo Maradei di Laino.
La cripta, come si presenta oggi, risale all’epoca di Roberto il Guiscardo; il soffitto a crociera è sorretto da quattordici colonne di marmo e granito. All’entrata un affresco raffigurante la Pietà (del Trecento). Vi è sepolto, inoltre, l’ultimo vescovo di Policastro Federico Pezzullo.

Il CASTELLO DEI SAN SEVERINO

Il Castello di Policastro fu costruito dai Bizantini nel VII sec. d.C. Più volte distrutto e fu fatto riedificare diverse volte. Era composto da sale, da una cappella e di un poderoso maschio. Nel 1806 il Castello fu nuovamente distrutto dalla flotta inglese che lo bombardò.

LE MURA DI CINTA

Le mura di cinta sono di epoca greca (471 a.C.). “. Policastro è tra le città che ha le cinta murarie medioevali meglio conservate. Le Mura di Policastro, documentano le diverse fasi storiche attraversate dal centro abitato.
Lungo le Mura si possono vedere evidenti tracce di poligonale italico. Le Mura furono più volte danneggiate e ricostruite dai Bizantini, dai Normanni, dagli Angioini e persino dai Conti Sanseverino.

IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO

È rimasto nascosto tra i rovi per oltre 200 anni. Fino a due settimane fa quando sono arrivati gli operai del Comune che hanno ripulito l’intera area e riportato alla luce l’antico convento di “San Francesco” di Policastro Bussentino, frazione del comune di Santa Marina. Un vero e proprio gioiello realizzato alla fine del 1200 che è stato restaurato e restituito ai cittadini.

Durante i lavori di allestimento di un’impalcatura, è stato rinvenuto inaspettatamente un affresco di valore inestimabile: il volto di San Francesco dipinto su una parete dell’antica cappella. L’affresco, completamente coperto dalla polvere, risalirebbe alla fine del 1200 e potrebbe essere un capolavoro della scuola giottesca.

Ricca ed affascinante la storia di questa meravigliosa struttura, ora aperta al pubblico, decorata con rosoni e stucchi di pregio, situata a poche centinaia di metri dalla cattedrale e a pochi metri dal mare cristallino del golfo di Policastro. Sappiamo che nel 1552 il convento e l’archivio annesso furono distrutti dai pirati, poi il convento fu ricostruito ed utilizzato fino al 1813”.

Da allora la struttura era rimasta abbandonata, sommersa dalla vegetazione e da rifiuti di ogni genere. Oggi è possibile visitarla ed addirittura soggiornarvi grazie alla creazione di residenze artistiche.

GLI SCAVI

Gli archeologi la considerano una delle testimonianze più straordinarie dell’ antichità presenti nel Mezzogiorno d’Italia. E’ l’incantevole Buxentum, il nucleo romano di Policastro Bussentino che torna alla luce con strade, mura, tombe e mosaici custoditi per secoli sotto il terreno del piccolo centro del golfo di Policastro.

C’ è una città segreta nel sottosuolo del Comune di Santa Marina che riemerge da un passato millenario. Ancora tutta da scoprire, ma con strutture ben conservate come solo a Pompei è possibile visitare. Qui, nella prima metà del V sec. d.C., nacque anche Fabio Livio Severo, divenuto imperatore romano nel 461. Gli scavi sono iniziati nel 2009, per volere dell’allora sindaco Giovanni Fortunato, attualmente consigliere regionale. Buxentum fu fondata nel 194 a.c., sullo stesso sito dove era già stata fondata la colonia greca di Pixous.

Buxentum o Pixous hanno lo stesso significato: dal “bosso”, arbusto sempreverde che cresceva nella zona di Policastro al tempo della sua fondazione tanto da lasciare il suo nome al fiume (Bussento) e alla città. “Sta tornando alla luce la Pompei del golfo di Policastro – esulta Giovanni Fortunato – il nostro comune è ricco di storia. A Policastro ci sono reperti archeologici dappertutto- continua il consigliere- Presto apriremo un museo per poter conservare nel nostro comune tutte le bellezze che stiamo ritrovando”.

Gran parte del materiale è stato rinvenuto presso l’area di scavo in località “Notaio Pinto” dove sono stati portati alla luce resti ben conservati di una struttura pubblica di epoca romana, molto probabilmente delle terme. In questo posto si possono facilmente osservare le diverse fasi di vita del sito, dalla fase medievale alla fase greca e poi romana”. Nella zona sono state ritrovate numerose ceramiche e monete che verranno presto sottoposte ad interventi di restauro. E a poca distanza dagli scavi, durante un sopralluogo, è stato rinvenuto anche un satiro, di epoca greca, ancora sotto la lente degli esperti.

A suscitare l’interesse degli studiosi, lo scorso anno, fu anche la tomba, presumibilmente di un fanciullo, rinvenuta nel centro storico di Policastro, nei pressi del palazzo De Curtis. Lo scheletro è in buono stato di conservazione. Una coppa in sigillata africana databile tra il IV e il V sec d.C. sembra l’unico elemento di corredo, il vaso è stato disposto all’esterno della sepoltura. Sono state recuperate anche alcune monete, frammenti ceramici e un frammento di epigrafe in marmo.

Prodotti tipici

Antipasto

La panzanella

Primo

Pasta o'furno

Unico

Melanzana Rossa rotonda

Dolce

Struffoli

Dolce

Zeppole

Infrastrutture

A livello stradale Policastro può contare su 2 superstrade a corsia semplice: la variante della SS 517 conduce a Sanza e Padula (al relativo svincolo autostradale Padula-Buonabitacolo sulla A3 Napoli-Reggio Calabria).
Recentemente (2006) è arrivato anche l’allaccio della tratta finale della variante della SS18. Tale strada collega piuttosto celermente Policastro a Vallo della Lucania, Agropoli, Battipaglia e Salerno.

La stazione ferroviaria si trova in paese, sulla linea Napoli-Salerno-Reggio Calabria, ed è molto frequentata d’estate. La stazione ha corse di treni a cadenza oraria, composte da regionali, diretti ed interregionali, principalmente nella tratta Napoli-Cosenza.

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